ELISA POLI

EMDR

L’ EMDR  è l’ acronimo di Eye Movement Desensitization and Reprocessing ( Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari), un approccio evidence based ( ossia supportato da ricerche che ne dimostrano l’ efficacia) e riconosciuta dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità, che consente di elaborare eventi traumatici non sufficientemente rielaborati.

In origine, veniva utilizzato solo per il Disturbo Post-traumatico da Stress, con i reduci della guerra in Vietnam, ad esempio, ma poi si è diffuso e ad oggi è ritenuto un approccio efficace per eventi traumatici con la T maiuscola ( lutti, diagnosi di malattie, incidenti, violenze, ecc.) e per eventi traumatici con la t minuscola, ossia momenti relazionali disfunzionali ( ad esempio nella storia di attaccamento con le figure genitoriali) reiterati nel tempo, che hanno portato la persona ad evere una visione negativa di sè o a manifestare un disagio profondo nel presente, con conseguenze anche sulla  stessa struttura cerebrale. Pensiamo ad esempio ad un bambino che cresce con una mamma svalutante, che ogni giorno ripete ” Non vai bene! Non sei capace!”. E’ intuibile che l’ impatto di queste esperienze, vissute giorno dopo giorno, sia devastante per la sua autostima e non solo.

Quando serve l’ EMDR?

E’ bene sottolineare che il nostro cervello è in grado, in generale, di autocurarsi e di metabolizzare autonomamente gli eventi traumatici. Ci sono  però degli eventi che per gravità o perchè reiterati nel tempo, rimangono come congelati nella nostra memoria, e il vissuto ad essi collegato può riemergere e causare ancora grande sofferenza, anche a distanza di anni. In questi casi ci si può sentire impotenti, sbagliati o in pericolo e questo perchè è come se si stessero rivivendo le emozioni e le sensazioni dell’ esperienza del passato. In questi casi l’ EMDR aiuta il nostro sistema innato di rielaborazione delle informazioni a completare il proprio lavoro.

Come funziona l’ EMDR?

L’ EMDR utilizza una forma di stimolazione bilaterale oculare ( e talvolta anche tattile o uditiva), che favorisce la riconnessione dell’ emisfero destro e dell’ emisfero sinistro, un po’ come accade nella fase REM ( Rapid Eye Movement) del sonno. Tale riconnessione consente di integrare al ricordo traumatico non elaborato, altre informazioni più funzionali, portando gradualmente ad una riduzione del disagio correlato e ad una visione di sè e del ricordo più adattiva. In sintesi, l’ EMDR, agendo su base neurofisiologica e rimodellando in parte la struttura  cerebrale, consente di lasciare il passato nel passato e di vivere nel presente con maggiore serenità, in tempi significativamente più brevi di altre psicoterapie. ” Non mi piaccio, sono un fallimento, mi sento inadeguato, non valgo nulla” lasciano spazio, alla fine del lavoro a cognizioni positive come “vado bene così, mi piaccio, sono all’ altezza, sono una persona di valore”, e questo ogni volta mi dà estrema soddisfazione.

Quali disturbi si trattano con l’ EMDR?

Tutti i traumi con la T maiuscola e con la t minuscola (lutti, malattia oncologica, altre malattie gravi o degenerative, abusi sessuali, abusi fisici, abusi psicologici, separazioni, incidenti, emergenze e calamità naturali, aggressioni). Dal momento che nell’ ultima versione del manuale dei disturbi psichici  (DSM-V) si afferma che alla base di molti di tali disturbi via siano uno o più traumi non sufficientemente rielaborati, l’ EMDR è indicato per molti casi: Ansia, Attacchi di panico, Fobie specifiche, Depressione, Anoressia, Bulimia, Binge Eating Disorder, Disturbi di Personalità, Dipendenze ( da sostanze, relazionali, da gioco, da shopping, da tecnologie), Disturbi Somatoformi ( somatizzazioni), Disturbo Ossessivo-Compulsivo, Problemi di autostima.

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