L’EMDR è l’acronimo di Eye Movement Desensitization and Reprocessing (Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari), un approccio evidence based (ossia supportato da ricerche che ne dimostrano l’efficacia) e riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che consente di elaborare eventi traumatici non sufficientemente rielaborati.
In origine, veniva utilizzato solo per il Disturbo Post-traumatico da Stress, con i reduci della guerra in Vietnam, ad esempio, ma poi si è diffuso e ad oggi è ritenuto un approccio efficace per eventi traumatici con la T maiuscola (lutti, diagnosi di malattie, incidenti, violenze, ecc.) e per eventi traumatici con la t minuscola, ossia momenti relazionali disfunzionali (ad esempio nella storia di attaccamento con le figure genitoriali) reiterati nel tempo, che hanno portato la persona ad evere una visione negativa di sè o a manifestare un disagio profondo nel presente, con conseguenze anche sulla stessa struttura cerebrale. Pensiamo ad esempio ad un bambino che cresce con una mamma svalutante, che ogni giorno ripete ”Non vai bene! Non sei capace!”. E’ intuibile che l’impatto di queste esperienze, vissute giorno dopo giorno, sia devastante per la sua autostima e non solo.
E’ bene sottolineare che il nostro cervello è in grado, in generale, di autocurarsi e di metabolizzare autonomamente gli eventi traumatici. Ci sono però degli eventi che per gravità o perchè reiterati nel tempo, rimangono come congelati nella nostra memoria, e il vissuto ad essi collegato può riemergere e causare ancora grande sofferenza, anche a distanza di anni. In questi casi ci si può sentire impotenti, sbagliati o in pericolo e questo perchè è come se si stessero rivivendo le emozioni e le sensazioni dell’esperienza del passato. In questi casi l’EMDR aiuta il nostro sistema innato di rielaborazione delle informazioni a completare il proprio lavoro.
L’EMDR utilizza una forma di stimolazione bilaterale oculare (e talvolta anche tattile o uditiva), che favorisce la riconnessione dell’emisfero destro e dell’emisfero sinistro, un po’ come accade nella fase REM (Rapid Eye Movement) del sonno. Tale riconnessione consente di integrare al ricordo traumatico non elaborato, altre informazioni più funzionali, portando gradualmente ad una riduzione del disagio correlato e ad una visione di sè e del ricordo più adattiva. In sintesi, l’EMDR, agendo su base neurofisiologica e rimodellando in parte la struttura cerebrale, consente di lasciare il passato nel passato e di vivere nel presente con maggiore serenità, in tempi significativamente più brevi di altre psicoterapie. ”Non mi piaccio, sono un fallimento, mi sento inadeguato, non valgo nulla” lasciano spazio, alla fine del lavoro a cognizioni positive come “vado bene così, mi piaccio, sono all’ altezza, sono una persona di valore”, e questo ogni volta mi dà estrema soddisfazione.
Tutti i traumi con la T maiuscola e con la t minuscola (lutti, malattia oncologica, altre malattie gravi o degenerative, abusi sessuali, abusi fisici, abusi psicologici, separazioni, incidenti, emergenze e calamità naturali, aggressioni). Dal momento che nell’ultima versione del manuale dei disturbi psichici (DSM-V) si afferma che alla base di molti di tali disturbi via siano uno o più traumi non sufficientemente rielaborati, l’EMDR è indicato per molti casi: Ansia, Attacchi di panico, Fobie specifiche, Depressione, Anoressia, Bulimia, Binge Eating Disorder, Disturbi di Personalità, Dipendenze (da sostanze, relazionali, da gioco, da shopping, da tecnologie), Disturbi Somatoformi (somatizzazioni), Disturbo Ossessivo-Compulsivo, Problemi di autostima.
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